Un giorno questo dolore ti sarà utile

Un giorno questo dolore ti sarà utile

Un giorno questo dolore ti sarà utile siamo noi quasi adulti che ci portiamo dietro il peso dell’essere stati degli adolescenti anomali. È la vita di chi ha un disperato bisogno di solitudine in mezzo a persone troppo diverse da sé, di chi viene additato perché non ama le feste, perché ha pochi amici (ma buoni), di chi non cerca di omologarsi ad ogni costo ma è ancora troppo giovane per capire che va perfettamente bene così, perché non siamo tutti uguali.

È facile consigliare di non omologarsi, ma non è altrettanto facile non farlo senza essere schiacciati dal senso di colpa. Perché è questa la direzione che ha preso la società, e non seguire il gruppo significa essere strani, addirittura malati. Non è un mistero che in questa cornice si ricorra sempre più a psicologi e psicoterapeuti, e che i giovani siano sempre più molli. Il mondo è diventato un posto competitivo, e per essere vincenti bisogna lavorare sodo e seguire le regole del gioco. Ma chi non è pronto?

Il protagonista di questo romanzo è di fronte alla scelta cui sono sottoposti tutti gli studenti dopo il liceo. Continuare con l’università oppure no? E lui dice no, perché con i suoi coetanei ha chiuso. Non ci si è trovato finora, e dubita di poterci convivere in futuro. E questo forse è eccessivo, ma se non fosse eccessivo non sarebbe un giovane. Il suo sogno? Prendere tutti i libri che vuole leggere e andare a vivere da solo in campagna. Insomma, quello che vuole fare qualunque cinquantenne dopo aver avuto abbastanza a che fare con la gente; ma se un ragazzo ha le idee chiare, alla società non piace. E allora lui sfoga tutto il suo dolore interiore, facendo anche cose di cui si pentirà, e si rifugia dalla nonna, unica che possa capirlo e indirizzarlo.

La trama non è avvincente, non succede molto, ma la scrittura procede spedita. Non ci sono virtuosismi, ma lo stile si appiccica alla pelle ed è tutto un empatizzare fino alla fine, che secondo me non potrebbe essere più perfetta. Perché a diciotto anni, anche chi sa perfettamente cosa non vuole, non è detto che sappia cosa sia necessario.

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Buona serata!

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