scansatevi dalla luce

Scansatevi dalla luce

Scansatevi dalla luce, Effequ editore

Sempre per la serie “scoperte del Bookpride”, oggi vi parlo di un saggio di Effequ, casa editrice indipendente fiorentina che si occupa di narrativa e saggistica. Mi ha accolto al banco Francesco, gentilissimo editor, che mi ha guidato tra i vari romanzi in catalogo. Si va dal diario di viaggio alla fantascienza, dalle ricette della resistenza palestinese a storie di obesità e amori malati, fino ai racconti di ragazze afroamericane che ci parlano di passato e futuro della nostra nazione. Per la parte di saggistica invece mi ha consigliato il libro di cui voglio parlarvi oggi: Scansatevi dalla luce. Libertà e resistenza nel digitale, di James Williams, della collana Saggi Pop.

The Nine Dots Prize

Per comprendere il contenuto di questo saggio non si può non partire dalle sue origini: il Nine Dots Prize. Si tratta di un premio per il pensiero creativo, una “sfida” (se così di può definire qualcosa che contribuisce al bene collettivo) in cui ai partecipanti viene richiesto di scrivere un saggio di 3000 parole su un tema prestabilito e chi vince riceve 100.000 dollari per trasformarlo in un libro vero e proprio.

Introduzione

Così nasce nel 2018 Scansatevi dalla luce di james Williams, tradotto e pubblicato poi da Effequ nel 2019. La domanda del contest, avvenuto nel 2016, era: Le tecnologie digitali stanno rendendo la politica impossibile?

Da qui, una serie di interrogativi a mio avviso indispesabili nell’era in cui viviamo. Partendo dal presupposto che il web, per come è strutturato al giorno d’oggi, ci richiede un grande dispendio di attenzione, e passando attraverso concetti chiave della nostra epoca come il clickbaiting, il binge-watching e la pubblicità aggressiva, ci si chiede in particolare cosa sia l’attenzione, e come si possa salvaguardare. Cosa vuol dire sacrificare la nostra attenzione, quali sono le conseguenze per il singolo e per la vita collettiva?

Sviluppi

Dopo un’introduzione che risulterà forse un poco scontata per i più esperti in materia, ma estremamente chiarificatrice per i neofiti, passiamo al “succo”: Williams delinea tre tipi di attenzione, che, senza anticiparvi troppo, portano a diversi livelli di coscienza nei confronti di come il web ci influenza. Alcuni estratti chiave di questi passaggi li trovate qui, per capire se questo saggio può darvi spunti di riflessione interessanti:

La distraibilità può essere considerata l’equivalente mentale dell’obesità. […] Danneggiare il riflettore della nostra attenzione può frustrare la nostra vita politica in molti modi. Uno è distoglierci dall’informazione politica a vantaggio di un tipo di informazione non politica. Questo effetto non deve nemmeno essere progettato deliberatamente. Per esempio…

Non era solo il GPS della mia vita che ogni tanto mi faceva sbagliare strada: è meglio dire che aveva programmato per me una nuova destinazione in un posto lontano che non avrei proprio voluto visitare. Era un luogo che preferiva le ricompense immediate a quelle di lungo periodo, i piaceri semplici a quelli complessi.

Un analista ha stimato che Trump valga per twitter 2 miliardi di dollari: quasi un quinto del valore attuale dell’azienda. […] Come il clickbait o le cosiddette fake news, l’obbiettivo progettuale di Trump non è informare ma indurre. Il contenuto è casuale rispetto all’effetto.

Una volta stabilito come e quanto il web, per come è organizzato, ci influenzi, Williams passa a descriverne le conseguenze politiche e, ancor più importante, le possibili soluzioni a quello che di fatto è un problema moderno di primo piano.

Disaccordi

Non sempre mi trovo d’accordo con le sue analisi, ad esempio quando afferma che sia necessario non incolpare le persone che hanno progettato tecnologie dannose dato che “nessuno diventa un designer o un ingegnere perché vuole peggiorare la vita delle persone”.

Credo che qui sia necessario uno spirito critico meno tollerante nei confronti di chi lavora per aziende che producono prodotti potenzialmente dannosi. Credo ci sia un disegno ben preciso dietro a un progetto di colossi come Facebook o Google, e che nessuno possa dire “ma io non avrei mai pensato che…”. Può valere in casi estremamente specifici, o poteva accadere agli inizi, ma a questi livelli non lo trovo più accettabile.

In ogni caso, a parte questo appunto contro un atteggiamento che ritengo un po’ troppo semplicistico, trovo che la sua tesi sia portata avanti in modo molto brillante, e che ponga le basi per un futuro del web più sostenibile, sia a livello individuale, sia sociale.

Traduzione e nota alla lettura

Ovviamente non vi propongo qui le soluzioni di Williams, vi lascio il piacere della lettura, ma vorrei fare ancora una nota da appassionata quale sono del mondo della traduzione. Mi sono ritrovata persa all’inizio, quando si parlava di designer e di etica del design, e mi sono chiesta se non avesse più senso tradurre per il lettore italiano la parola design con sviluppo, progettazione o creazione.

Approfondendo la tematica, però, mi sono resa conto che è il concetto stesso di design a essere passato in maniera distorta a chi come me è poco esperto, in Italia. Ciò che chiamiamo quotidianamente design ha infatti una connotazione principalmente estetica, mentre in realtà la definizione di design in inglese è proprio quella di processo di creazione, e la figura del designer è quella che si situa tra il bisogno di un’azienda e il prodotto finito. Quindi l’utilizzo della parola designer è perfettamente sensata, siamo noi che non siamo del tutto pronti a recepirla (o perlomeno io). Spero di aver chiarito in anticipo un dubbio che potrebbe sorgere, e vi auguro una piacevole lettura.

Link

Come sempre, link al sito della casa editrice:

https://www.effequ.it/scansatevi

E alle altre recensioni:

https://lerighedipersefone.net/category/recensioni

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