diario di un'apprendista astronauta

Diario di un’apprendista astronauta

Due precisazioni doverose:

Non sono una fan delle autobiografie.

Non sono una grande appassionata di ingegneria e viaggi spaziali.

Le aspettative

Diario di un’apprendista astronauta è un libro che ha saputo stupirmi. Pensando a un’autobiografia pubblicata dopo il più lungo viaggio spaziale effettuato da una donna, alla mente mi si affacciavano due scenari: da una parte un racconto romanzato e stereotipato, sull’onda del soprannome Astrosamantha, l’astronauta italiana dai capelli arruffati, con la testa all’insù, che ha esaudito il suo desiderio di viaggiare tra le stelle; dall’altra un resoconto estremamente tecnico, forse non solo per esperti, ma sicuramente per chi ha buone basi di ingegneria. Nel primo caso, dopo le prime 20 pagine mi sarei stancata, nel secondo probabilmente dopo le prime 200.

La realtà

Devo riconoscere invece con sorpresa che si tratta di un diario molto genuino, in cui Samantha Cristoforetti si dimostra un’ottima divulgatrice. Da una parte ovviamente c’è la componente autobiografica, in cui racconta gli sforzi e gli spostamenti continui da uno Stato all’altro, le lingue che ha dovuto imparare, le difficoltà della vita di tutti i giorni. Dall’altro però ci sono il funzionamento completo dell’ ESA (Agenzia Spaziale Europea), l’addestramento nella Città delle stelle (centro di addestramento russo che ha visto crescere Gagarin e Tereskova), l’organizzazione dell’ISS (Stazione Spaziale Internazionale), il laboratorio europeo Columbus, e tutti quei luoghi di cui sentiamo solitamente parlare ma non sappiamo cosa vi avvenga nello specifico.

Cosa mi è piaciuto

Quello che più mi è piaciuto di questo diario è il fatto che non sia stato troppo semplificato, ma che mantenga un tono colloquiale e un linguaggio abbastanza semplice. Le sfide di tutti i giorni sono raccontate in maniera coinvolgente e simpatica, Samantha stessa non si prende troppo sul serio e ride degli errori e degli imprevisti, ma allo stesso tempo non risparmia spiegazioni ingegneristiche per chi è interessato al lato tecnico (molto ironicamente indica anche dove abbandonare la lettura e dove riprendere per chi non se la sente). Un assaggio delle sua scrittura semplice parlando del vestiario che deve indossare per le esercitazioni:

Prima di tutto il MAG, Maximum Absorbency Garment, null’altro che un pannolone. È raro farne uso in piscina, mi è stato detto, ma dà una certa tranquillità indossarlo, a maggior ragione nello spazio, dove gli astronauti passano anche dodici ore dentro la tuta.

Sopra al MAG ho infilato semplici leggings di cotone bianco, calzini e una maglia a maniche lunghe, che proteggono il corpo da abrasioni.

Infine, ho indossato con cura, facendo attenzione a non danneggiarlo, il Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG), una tutina bianca molto aderente che lascia scoperte solo mani e testa. Vi sono integrati 80 m di tubicini flessibili trasparenti e in essi scorre l’acqua di raffreddamento.

Il tutto è completato da un glossario e arricchito dai disegni di Jessica Lagatta, che rendono la lettura ancora più piacevole anche per i meno esperti.

L’opinione

Sicuramente Diario di un’apprendista astronauta non è una novità e non è una rarità. Quello che però mi va di lodare è il fatto che sia perfettamente godibile da tutti, e che permetta di sapere qualcosa in più su un talento nazionale che indubbiamente incuriorisce, raccontato da una mente brillante e simpatica. Ultimo, ma non per importanza, tutti i proventi del libro sono destinati a UNICEF Italia. Lettura consigliata dalle superiori in avanti.

La scheda libro della casa editrice

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