Shakespeare and Company

Sylvia Beach

Oggi, un post a metà tra il consiglio turistico e la recensione letteraria: si parla di Shakespeare and Company, definita “la libreria più famosa al mondo”. Per chi non la conoscesse, era un gioiellino sulla rive gauche di Parigi fondato da Sylvia Beach, americana appassionata di letteratura, nel 1919. A partire da quell’anno e fino ai primi anni della Seconda Guerra Mondiale, è stato un punto di ritrovo fondamentale per artisti del calibro di Hemingway, T.S. Eliot, Joyce e Valéry, solo per citarne alcuni.

E la sua proprietaria non è stata semplicemente una libraia, ma il primo editore dell’Ulisse di Joyce, nonché curatrice di diverse altre sue opere e traduzioni. Avendo sempre autori così influenti nel proprio negozio e ben presto inevitabilmente nel proprio circolo di amici, sicuramente a Sylvia non mancava materiale per diversi racconti, ed ecco così nascere Shakespeare and Company, il libro che narra tutte le vicende che ruotano intorno alla nascita dell’omonima libreria.

Vi metto solo l’esterno, l’interno dovete esplorarlo voi!

Vi si trovano i racconti di come è stata fondata, dei suoi traslochi, delle visite dei primi lettori e scrittori, per passare poi al rapporto con i diversi clienti artisti, che trovo la parte più interessante, perché permette di scoprire curiosità inaspettate su persone di cui si studia solitamente solo sui libri. Ad esempio, Joyce aveva una paura matta dei cani, perfino dei barboncini, non aveva il becco di un quattrino ma lasciava sempre mance esagerate, e aveva una camminata goffa che gli aveva procurato il soprannome di “Cristo Gobbo”. Ho poi trovato triste e allo stesso tempo spassosissimo il racconto del mancato suicidio di Paul Valéry:

Un giorno decise di uccidersi, ma aprendo la credenza per prendere la rivoltella fece cadere un libro: lo raccolse e si mise a leggerlo. Autore era un certo Scholl; quanto al titolo, Valéry non seppe mai ricordarlo. Si trattava di un libro umoristico; Valéry lo lesse in un fiato, divertendosi tanto che qundo arrivò in fondo non aveva più nessuna voglia di uccidersi. Un vero peccato che non riuscisse a ricordarsi il titolo; e io, per quanto cercassi in tutti i cataloghi, non trovai neppure il nome Scholl.

Questo libro è stato pubblicato nel 1959, ma solo con la recente edizione e traduzione Neri Pozza ha potuto raggiungere il mercato italiano. Il risultato è splendido, con una scrittura molto attuale nonostante siano passati anni, un’impaginazione piacevole e alcuni ritratti, schizzi e bozze presenti nella libreria ai tempi. Un consiglio spassionato è quello di leggerlo dopo un’infarinatura generale degli autori citati per goderne al meglio, altrimenti potrebbe non essere troppo coinvolgente.

Ma alla libreria cos’è successo poi? Continua a esistere? La risposta è sì, ma non seguendo un percorso lineare. Purtroppo Sylvia Beach è stata costretta alla chiusura durante la Seconda Guerra Mondiale. Pochi anni dopo la fine del conflitto, tuttavia, un altro importante protagonista della Parigi culturale di quegli anni decide di fondare una sua libreria: si tratta di George Whitman, con la sua “Le Mistral”. In breve tempo anche questo nuovo circolo diventa un importante luogo di ritrovo e di atti solidali, dove poter dormire in cambio di qualche ora di lavoro e, curiosamente, di una propria breve autobiografia da lasciare in dono. Spinto anche dal suggerimento dei nuovi artisti degli anni ’50, Whitman decide di intitolare il suo negozio a Sylvia Beach, e creare una nuova Shakespeare and Company, che al momento è gestita dalla figlia Sylvia (il nome non è casuale). Potete trovarla insieme al marito in Rue de la Bocherie 37, sempre sulla riva sinistra della Senna, e sarà felice di darvi qualche buon consiglio se vorrete cimentarvi nella lettura in lingua inglese.

Se vi interessa e se la prima parte della storia vi ha lasciato delle curiosità, trovate la seconda in Shakespeare and Company, Paris: A History of the Rag & Bone Shop of the Heart di Krista Halverson e Jeanette Winterson (2016). Purtroppo ad oggi non esiste la traduzione italiana, ma spero di poter presto correggere questo post con buone notizie! Quando l’avrò letta, vi dirò le mie impressioni anche su questa seconda opera, che dovrebbe contenere anche disegni, foto e tanto altro. Per ora, non mi resta che invitarvi ad andare a visitarla, e se vivete a Parigi, a viverne gli eventi culturali anche per me!

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