La porta

Magda Szabó

La porta di Magda Szabó è un libro perfetto. Non mi capita spesso di sbilanciarmi così tanto nella descrizione di un’opera, ma questa volta mi è stato chiaro fin da subito che fosse, senza ulteriori inutili descrizioni, un meraviglioso e impeccabile romanzo del ‘900. 

Chi narra la storia è una scrittrice il cui talento si sta affermando, che per una strana coincidenza si chiama Magda e vive con il marito un momento di rinascita artistica dopo un lungo periodo di silenzio. Si intuisce però da subito che la protagonista non è lei. Tutto inizia infatti quando la coppia si ritrova a cercare una governante, e viene loro consigliata la signora Emerenc, curioso personaggio che si occupa di tutti i bisogni del quartiere, dalle pulizie, alla cucina, alla beneficenza, e che si arroga il diritto di essere lei stessa a decidere se la coppia abbia una reputazione abbastanza buona da meritare i suoi servigi.

Da quando Emerenc prende servizio presso la casa della coppia, sembra aprirsi una parentesi sullo strano e a tratti divertente rapporto tra le due donne, ma come tiene a ricordare il suo traduttore, Bruno Ventavoli, la Szabó ama scavare con la lingua nell’animo dei suoi personaggi. E così inizia un romanzo profondissimo che ci porta negli angoli più nascosti dell’animo umano, per cercare di comprendere chi ci troviamo di fronte, anche quando vediamo le cose solo dal nostro punto di vista e cerchiamo le scuse più convenienti per giustificarci se la verità è troppo difficile da accettare. 

Pagina dopo pagina, l’autrice ci svela sempre più sul misterioso mondo dell’anziana donna e ci spinge a divorare il romanzo per scoprire cosa succederà, anche se in realtà nemmeno noi sappiamo cosa aspettarci, visto che la fine del libro pareva essere il suo inizio.

Madga Szabó, per chi non la conoscesse, è una finissima scrittrice ungherese, nata nel 1917 e scomparsa nel 2017, il cui talento è stato scoperto e reso noto in Germania da Herman Hesse. Parte del suo mancato successo (nell’immediato, perché ora è riconosciuta come la maggiore voce femminile del suo Paese) è dovuto al fatto che dal ’49 e per un lungo periodo rimase in silenzio in opposizione al regime comunista che le rimproverava di non inserire abbastanza figure contadine e proletarie nelle sue opere. In questa pausa si dedicò comunque alla traduzione e all’insegnamento, per poi tornare alla sua passione verso la fine degli anni ’50. 

Personalmente, ho già inserito questo libro nella mia top ten per il 2019 e non vedo l’ora di scoprire le altre opere tradotte in italiano. 

Se come me siete appassionati di traduzione oltre che di letteratura, trovate qui un ulteriore e interessante approfondimento sotto forma di intervista al già citato traduttore dall’ungherese, che ci parla anche della difficoltà di “rendere la follia e la libertà di questa lingua”: 

http://www.letteratura.rai.it/…/crescere…/14645/default.aspx

Magda Szabó, La porta 
Einaudi editore
Super ET, 1987

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