La vita davanti a sé

Romain Gary

La storia narrata in questo libro è interessante, ma non si può certo dire di meno della storia del libro stesso. Con questo romanzo, infatti, Romanin Gary è l’unico ad aver vinto per due volte il premio Goncourt, possibilità notoriamente esclusa dal regolamento. Questo accadde perché lo scrittore lituano, trasferitosi in Francia a 13 anni e naturalizzato francese, lo pubblicò sotto lo pseudonimo di Émile Ajar, e la verità non venne a galla fino alla sua morte.

Caratterizzata da un linguaggio volutamente disturbante, questa storia dal sapore agrodolce ci porta in un quartiere malfamato di Parigi, dove un’anziana signora ebrea scampata ad Auschwitz gestisce una pensione per i figli di prostitute che non possono permettersi di tenerli. Uno dei giovani più affezionati è Momò, bambino di genitori musulmani abbandonato troppo presto, che ci narra le sue avventure di ogni giorno in prima persona.

C’è chi descrive questo libro come una storia toccante raccontata dalla bocca innocente di un bambino. Niente di più lontano dalla verità: il suo modo di esprimersi, pregno dell’esperienza di una banlieu lasciata al degrado, è al limite dello scandaloso, ci indigna, ci provoca, fino a innervosirci o lasciarci perplessi e sconvolti. Ed è proprio questo a farci provare un senso di profonda ingiustizia e attaccamento nei confronti di quel ragazzino arabo, che accompagna la sua vecchia “mamma” ebrea fino al suo ultimo istante di vita. Da non perdere, specialmente nella nuova edizione Neri Pozza Spleen: http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=8&id_lib=1210

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